martedì, 26 maggio 2009

 

 Maroni ha vantato in Parlamento i risultati della nuova linea adottata di concerto con la Libia per fermare gli sbarchi, e ha assicurato che la politica dei "respingimenti" continuerà

  http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3356713308

 Anche al ministro dell'Interno può succedere però di far confusione fra termini che sono l'Abc del diritto internazionale: ALLONTANAMENTO, RESPINGIMENTO, INTERCETTAMENTO, RIACCOMPAGNAMENTO.  Proviamo a fare chiarezza:

1) lo straniero che viene sorpreso in territorio italiano senza documenti in regola viene ALLONTANATO con un foglio di via

2) lo straniero che si presenta alla frontiera senza documenti in regola per entrare in Italia viene RESPINTO

3) lo straniero che si trova su un'imbarcazione in difficoltà in acque internazionali può essere INTERCETTATO da unità navali. Due le possibilità

        3a) il migrante sale a bordo della nave che lo ha soccorso. Se è italiana, viene a trovarsi automaticamente in territorio italiano, e dunque nella situazione di cui al punto 1. Dal suolo italiano può essere ALLONTANATO solo dopo aver completato tutte le procedure di identificazione, e aver avuto possibilità di chiedere asilo politico. 

        3b) il migrante resta a bordo della nave in difficoltà, che deve essere scortata nel porto più vicino, oppure - se il suo comandante ne fa esplicita richiesta - RIACCOMPAGNATA nel porto dal quale è partita, nel nostro caso in Libia.

  In ogni caso nessuna nave può essere RESPINTA in acque internazionali, o COSTRETTA a tornare contro la sua volontà nel porto di partenza.

  Inoltre il diritto internazionale vieta di RESPINGERE alla frontiera (e tanto meno d'INTERCETTARE in acque internazionali) chi fugge da guerre e persecuzioni politiche. E impedisce naturalmente di riconsegnarlo ai suoi aguzzini . Ecco perché l'Italia è stata criticata da organismi internazionali come l'UNHCR, l'ente delle Nazioni Unite per l'assistenza ai rifugiati.

   Dobbiamo anche precisare che in Libia esiste una rappresentanza dell'UNHCR, anche se non può avere uno status ufficiale, in quanto la Libia non aderisce alla convenzione del 1951 sui diritti dei rifugiati.

http://www.unhcr.org/country/lby.html

  Qualcosa si sta muovendo, anche dalle parti di Tripoli dunque. Ma è ottimistico ritenere che i rifugiati possano veder riconosciuti lì quei diritti che l'Italia rifiuta di garantire. L'ufficio dell'UNHCR in Libia ha un solo dipendente straniero, e 24 libici, che si limitano a coordinare il lavoro di tre organizzazioni umanitarie. Esiste però un problema di visti e autorizzazioni, e il personale internazionale può aver accesso solo a quattro centri nei dintorni di Tripoli; non ai campi nel deserto, lungo la rotta dei disperati che si muovono dallAfrica subsahariana. Nessuno può garantire laggiù non dico il diritto di chiedere asilo politico, ma semplicemente quello di non essere torturato, derubato, fatto morire di sete.

  Che la situazione sia drammatica lo fa capire oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, annunciando che "la Libia è disposta a lavorare con l'UNHCR", a dimostrazione che finora questo rapporto è stato difficile e controverso. E augurandosi che le autorità libiche vogliano prendere in esame le richieste d'asilo prima che i migranti s'imbarchino e non dopo che sono stati respinti. Il vertice trilaterale del 9 giugno a Roma fra Italia,  Libia e Malta potrà essere utile a compiere qualche passo avanti. Come utile è senz'altro l'accordo firmato dal ministro dell'Interno con l'Aiccre, l'associazione di comuni e regioni italiane http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__INTESA_VIMINALE-AICCRE_SU_CAMPAGNA_INFORMATIVA

 

postato da: Fabsummonte alle ore 19:16 | Permalink | commenti
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categoria:libia, immigrazione, rifugiati, maroni, frattini, tripoli, sbarchi, unhcr, respingimenti, aiccre